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03 Novembre 2013 FINALMENTE NEW YORK!!!!!

20 novembre 2013

A quanti  podisti è capitato di raccontare a dei profani di avere effettuato delle maratone, e le domande fatidiche sono state:  ALLORA HAI FATTO QUELLA DI NEW YORK,…….MA QUANTI KM SONO ?

Pare che se un podista non ha fatto “ LA MARATONA”,   quella più reclamizzata, quella con più iscritti, quella che resta nella mente delle persone, non è un maratoneta.

Ebbene per tutte queste persone, ora posso dire di averla fatta e completata.

Per quanto mi riguarda, ha avuto poca importanza l’avere avuto occasione di effettuarne altre, la preparazione per questa è proprio diversa fino dall’inizio.

Allenarsi d’inverno per corse da farsi ad Aprile o Maggio, è decisamente diverso che prepararne una da compiere a novembre.

D’inverno se fa freddo ti copri, d’estate se fa caldo la pelle non ha l’impianto di condizionamento e sudare esageratamente sta nella norma.

Sarà forse una questione di metabolismo, ma correre allenamenti lunghissimi d’estate, anche se di mattina presto o di sera tardi ho trovato che è veramente durissima.

Si parte, convinti di avere preparato nel miglior modo possibile il proprio fisico, per affrontare il percorso di New York.

Voglio fornirvi 2 cifre su quella che è stata la mia preparazione: 4 mesi di allenamenti, 60 Km di corsa a settimana per un totale di circa 1000 Km ,che ad una andatura media di 10 Km orari, significa essere rimasto sul manto stradale per 100 ore, consumando nel contempo 1,5 paia di scarpe.

Tutto dovrebbe essere a posto, invece le problematiche che si dovranno affrontare non sono finite.

La mattina della gara, per raggiungere la linea di partenza, bisogna avviarsi con i pullman alle 5,30 del mattino, questo significa, che bisogna alzarsi alle 4,30 del mattino per poter fare colazione.

Ora come anticipato, alle 5,30 si viene trasportati con gli autobus fino all’imbarco, per prendere dei battelli che porteranno gli atleti a Staten Island, dove giunti all’attracco, si viene nuovamente caricati su altre corriere, per giungere nei pressi del ponte di Verrazzano.

Nonostante l’ora insolita, bisogna riconoscere che il tutto è veramente bene organizzato, nonostante la presenza di 50.000 podisti, ed in considerazione degli ultimi eventi in quel di Boston, ci è andata ancora bene , con dei controlli che si sono limitati al passaggio con i metal detector manuali, per ogni atleta e l’ispezione delle proprie borse, autorizzate dagli organizzatori, evitandoci almeno una eventuale colonscopia.

Potrebbe sembrare finita, invece bisogna essere molto bravi, a non bruciare energie nelle ore d’attesa, che trascorrono dall’arrivo sul posto verso le ore 7,30, fino alla prima partenza del primo gruppo alle 9,40 mentre l’ultimo gruppo partirà alle ore 10,55.

Sull’isola nell’attesa, se si è fortunati, si potrà recuperare spazio sotto dei tendoni, raggruppati come pinguini, facendo bene attenzione a non calpestare le gambe dei presenti sdraiati anch’essi nell’attesa , mentre fuori soffiava un bel vento da 6° centigradi, mentre tutti noi, ci scaldiamo con il respiro collettivo, come fossimo il bue e l’asinello, ed il rimpianto di ricordare, che fino al giorno prima la temperatura esterna era di 20 gradi.

Durante la sosta bisogna continuare a nutrirsi, perché fatti due conti, dalla levataccia del mattino fino alla fine della gara, passano mediamente dalle 6 ore per i più bravi alle 8 ore per quelli che riescono a completarla in 4 ore.

Finalmente per gruppi identificati dal colore del proprio pettorale, si viene portati sulla linea di partenza, non prima di essere stati benedetti dall’inno nazionale Americano cantato per la nostra occasione, da Miss New York.

I primi 1600 metri sono già in salita sul ponte di Verrazzano, che si erge mastodontico nella sua grandezza.

Nella discesa del ponte mantenere il tempo pianificato il giorno prima di, 5’e 15”/20” a km, con una  prospettiva d’arrivo in 3 ore e 45, è un piacere, e nella corsa, sembra quasi di essere fermi, tanto che  bisogna mordere il freno per non pagare con la fatica nel finale.

L’incitamento della folla è una cosa esagerata ed e continuo, con uomini, donne e bambini che a tutti i partecipanti, vogliono battere il palmo della mano per spronare con questo gesto i podisti.

Come spesso accade in altre occasioni, in questa maratona, pochi atleti erano vestiti in modo stravagante , complice forse i numerosi controlli eseguiti a monte, ma nella massa di podisti, curioso è stato raggiungere al 15 Km un atleta che a torso nudo, faceva palleggiare 2 palloni da basket in modo alternato sulle due mani, mentre nel contempo correva,….forse per tentare qualche record.

Due punti del percorso sono risultati particolarmente tranquilli, ed è stato  quasi un sollievo per le orecchie dopo tanto frastuono.

Il 1° è nel quartiere di Brooklyn, nella zona in prevalenza ebraica, dove gli uomini si intravedono numerosi, vestiti con dei completi neri, con i cappelli o le papaline in testa, ed i tipici boccoli di capelli lungo le orecchie, risultando indifferenti alla nostra presenza;

Il 2° punto è sul ponte Queensboro Bridge, massiccio nella sua intelaiatura d’acciaio tinta caffe latte, che ci fa giungere sulla cuspide stradale dello stesso, al 25 km, e con alcuni dei componenti della massa di corridori, che gradualmente iniziano a cedere alla stanchezza, percorrendo già qualche tratto camminando.

Completato il passaggio del ponte ci si trova in Manhattan, dove l’incitamento ricomincia in maniera assordante.

I 7,5 Km della First Avenue ci allontanano da Central Park, e non sfugge nel contempo alla propria vista, la lunghezza senza fine della strada che tende a salire nella parte finale del suo percorso.

Ricoperta in quel momento nella sua totale larghezza e lunghezza da una moltitudine di podisti policromatici , sembra di vedere le tele “il giardino” o  “ campo di papaveri di Vétheuil”, del pittore Monet, ma con degli enormi fabbricati ai lati.

Completata la First Avenue, si svolta a sinistra di 90° proseguendo per circa 1,5 Km, e nuovamente a sinistra di 90 ° per ritornare definitivamente verso Central Park.

Solo il pensiero che finalmente si procede in direzione del traguardo e rimangono solo più 7/8 Km al traguardo, fa mantenere la carica mentale, per non cedere durante il tratto di strada , che diventa problematico negli ultimi 4 Km, mostrandosi  nelle sue continue salite che sembrano non finire mai.

Finalmente nell’ultimo Km, si è quasi assaliti dal pubblico con l’incitamento, che ci incoraggia a completare gli ultimi sali scendi della corsa, con molti sali e pochi scendi, per attraversare finalmente il portale sul quale scorre l’orologio digitale e la scritta “THE ING NEW YOR CITY MARATHON”.

Nella presentazione di pre gara presentata da un noto maratoneta italiano che la maratona di New York l’ha vinta nel 1984 e nel 1985, aveva anticipato che, la somma dei dislivelli percorsi lungo il tragitto, è pari al salire fino all’80° piano dell’Empire State Building, giusto per dare un termine di paragone su quante salite vi siano.

Solo nei giorni successivi sono venuto a conoscenza, che il nome dato all’isola di Manhattan dagli Indiani d’America era (Minnahanock) il cui significato era “ Isola delle Colline”.

Pare che tutte le volte voglia ripetermi, ma purtroppo, anche a New York c’era da restare allibiti nel vedere atleti, a 300 metri dal traguardo, appoggiati alle transenne, senza riuscire a completare il percorso, perché le gambe si rifiutano, per crampi e dolori a proseguire, mentre il pubblico tentava di incoraggiare il malcapitato a completare il tratto mancante, pur se con la testa negando, provava a far loro comprendere che la difficoltà era nel fisico e non nella mente.

Le persone con le quali abbiamo passato questa bella avventura, fornendoci il supporto dai bordi del percorso, ci hanno raccontato che all’ultimo chilometro, qualche atleta piangeva, forse qualcuno sicuramente per la commozione ma altri, per i lancinanti dolori alle gambe.

Voglio concludere questo mio riassunto, nel ringraziare il Presidente della nostra Società e la cara amica Luli, che mi hanno fornito le dritte, per salvaguardarmi dal freddo prima della partenza, dove nell’attesa, con addosso una tuta ed un maglione, lasciati sul posto, insieme ad una tuta da imbianchino, spero abbiano reso la vita più gradevole, a qualche bisognoso del luogo.

Le maniche per coprire le braccia invece, sono tornate a casa con me, e mai scelta è stata più appropriata vista la temperatura della giornata.

Un grosso augurio va a tutti quelli che vorranno e potranno cimentarsi in questa ragguardevole avventura, che con vero piacere e soddisfazione mi ha permesso di completare in 3 ore 50 minuti e 12 secondi, assaporando mentalmente e con allegria ogni metro del percorso.

@ldo

MARATONA DI PRAGA 13 MAGGIO 2012

8 luglio 2012

Dopo Londra e Parigi, ecco a voi l’esperienza di PRAGA.

La partenza per Praga si presentava sotto le più rosee aspettative.

Grazie ad internet, ero riuscito a reperire l’altimetria del percorso per la maratona, che rapportata alle precedenti, faceva presagire, impegni non gravosi, se non il completare i fatidici 42195 metri.

Praga di per se è una bomboniera, solo la possibilità di poterla visitare diventa un piacere incommensurabile.

Dalle precedenti edizioni, risultavano iscritti 10/11000 partecipanti, nella realtà dei fatti, poco più della metà si sarebbero cimentati sull’intero percorso, mentre la rimanenza, si è distribuita dividendo il percorso con staffette composte da 4 atleti.

Per quanto riguarda il ritiro dei pettorali, bisogna organizzarsi, per essere certi della collocazione e di riuscire a raggiungere lo Sport Expo, in quanto anche se ci si trova nella zona per il ritiro, nessuna indicazione, tramite cartellonistica, forniva traccia per la direzione corretta  da seguire, per raggiungere il complesso sopra indicato.

Preventivamente, avevamo acquistato i biglietti per la metro, validi per 3 giorni, al prezzo di 310 corone ( circa 13 Euro ), alla fine della gita, il biglietto è stato utilizzato, solo per raggiungere il luogo per il ritiro del pettorale, mentre per la rimanenza dei giorni, si è avuto modo di girare per la città più e più volte…..a piedi, quindi se pensate di non andare fuori da Praga, fate il biglietto giornaliero.

E veniamo a giorno della maratona.

Come i migliori top runner , siamo usciti dall’hotel 30 minuti prima dello start, già pronti e protetti dalla nostra consueta tuta di carta da imbianchino, per proteggerci dal frescolino pungente del mattino.

Dopo un breve riscaldamento, ci siamo inseriti nella griglia a noi destinata, e alla partenza, un fiume ordinato di persone, ha iniziato a muoversi.

Nei primi 2/3 Km è sembrato essere come in autostrada, nelle partenze poco intelligenti di agosto, perché il restringersi delle vie della città, creava un collo di bottiglia obbligandoci a rallentare.

L’attenzione nella corsa era rivolta oltre che al vicino atleta che non ti calpestasse, anche al selciato composto da cubetti di porfido e dai gradini che si sono incontrati nel primo tratto del percorso, con passaggi ripetuti in un verso e nell’altro di ogni singolo ponte nella parte centrale della città.

Bello pimpante, ho raggiunto senza fatica il marcker delle 3 ore e 30 verso il 7° Km. , rilassandomi per la media che rispecchiava i tempi da me scelti.

Purtroppo il nostro amico, più che un marcker, si è rivelato una lepre, con scatti repentini al 9° ed al 29° Km. per svuotamento di vescica.

Le repentine riprese con accelerazioni da parte del macker per mantenere la media, e la somma degli innumerevoli sottopassi, ponti e raccordi, dei quali attendevo solo la fine,  mi hanno portato a dover mantenere, un ritmo leggermente più elevato rispetto a quello che avrei dovuto seguire, giungendo verso il 34° Km. a perdere costantemente ed inesorabilmente la tenuta dell’uomo ritmo/lepre.

Bello, bello, bello il percorso svolto nella città, ma tanta tanta strada su cubetti di porfido e pietre quadrangolari, tranne nei tratti percorsi dai tram, dove la piattaforma era una bella tavola da biliardo in cemento.

Al 36° Km., il mio distacco dall’uomo lepre era ormai di 200 metri, ma sempre nei tempi che mi ero prefissato.

La rinuncia dell’obbiettivo, si è manifestata al cartello del 38 Km., perché il mio garmin già segnava 38 km e 750 metri percorsi, e consapevole che non sarei riuscito, gli ultimi 4 km a completarli per finire entro le 3 ore e 30, ho rallentato la corsa, per evitare di trovarmi come tanti verso il 41° Km a doversi fermare a causa dei crampi o a concludere il percorso a passo di marcia, in aggiunta a tutto ciò, a 1,5 Km dal traguardo, la mia corsa più che una rullata, si poteva considerare una scivolata.

A 800 metri dalla meta finale, ho trovato mia moglie e gli amici che mi hanno chiesto nell’incitarmi, di stringere i denti e di sventolare la bandiera Italiana con il sorriso sulle labbra, e forzandomi di esaudire le loro richieste, con quelle che ritenevo fossero le mie ultime energie, cercavo di ascoltare il mio corpo, che si esprimeva con dolori alle braccia, sotto la pianta dei piedi e sui muscoli posteriori delle cosce, che ormai sembravano due putrelle d’acciaio, tanto più che l’ultimo tratto era un falso piano in salita.

Ma negli ultimi 400 metri con l’aggiunta dell’incitamento della folla lungo il viale alberato, sono stato anestetizzato dall’adrenalina, mancandomi il respiro ho corso in apnea, ha reso l’udito ovattato, ma facendomi sparire di colpo, tutti i dolori che si erano manifestati fino a quel momento.

Tempo finale 3 ore 37 minuti e 9 secondi.

Concludendo, posso dire che, il percorso si è rivelato altimetricamente non impegnativo, ma con un numero esagerato di saliscendi.

Negli appunti finali, vorrei evidenziare alcune cose:

Forse la folla lungo il percorso, non era quella delle grandi occasioni, ma coreografici, si sono rivelati, ogni 2/3 Km lungo il percorso, i vari complessi di musica Rock, Pop, Classica, con le ragazza PonPon  a completare il tutto;

Stare ad una distanza dal marcker che potesse essere inferiore ai 50 cm, è risultato impossibile, per la presenza di atleti che molto più bravi, sembrano attaccati a lui come le cozze;

Anche qui come in altre occasioni, alcuni atleti nei ristori, ritenevano di partecipare come unica persona sul tracciato, spostandosi, fermandosi o camminando, senza guardare chi stesse sopraggiungendo, complice come sempre, il mancato supporto del corpo, ma soprattutto della mente.

Incito chi dovesse passare per Praga anche solo per una gita, a non perdersi, la visita completa al cimitero ebraico, il cambio della guardia, effettuata in pompa magna tutti i giorni alle ore 12,00 al castello, entrambi molto suggestivi, la vista dei bellissimi rosoni della cattedrale, e la buonissima birra scura fatta dalle fabbriche del posto.

BUONA PASQUA

7 aprile 2012

LA TIGER SPORT AUGURA A TUTTI UNA BUONA PASQUA

GITA A RIMINI

30 marzo 2012

LA TIGER SPORT RUNNING TEAM ASD organizza anche per il 2012 la gita a Rimini in concomitanza della Mezza Maratona e della 9 Km non competitiva in data 20-05-2012.


La partenza è prevista per venerdì 18-05-2012 per le ore 17,30 davanti alla bocciofila delle Ferriere di Buttigliera Alta.


Il ritorno è previsto nella serata del 20-05-2012


Il costo a persona è di Euro 40,00 per il viaggio, e di Euro 60,00 per il pernottamento e la pensione completa.


Per ulteriori dettagli, rivolgersi al Presidente della Tiger Sport Camuso Tommaso al numero 3939258020 .


Per chi vuole aderire, AFFRETTATEVI!!!!!!


I posti a disposizione sono limitati.


Nella sezione volantini gare 2012 del nosto blog, potrete trovare quello presentato per la Strarimini.




AUGURI DI BUONE FESTE

20 dicembre 2011

LA TIGER SPORT RUNNING TEAM ASD AUGURA A

TUTTI DELLE BUONE FESTE !!!!!!!!

Maratona nella VILLE LUMIE’RE

20 aprile 2011

E dopo Vienna e Londra, ecco finalmente fatta anche PARIGI.
Visto il tempo trascorso per completarla in 3 ore 31 minuti e 23 secondi, si potrebbe quasi affermare, che più passano gli anni, e più riesco ad andare forte.
Questo significa che, se il fisico regge, a 80 anni, probabilmente riuscirò ad arrivare con i Kenioti, gli Etiopi ed i Marocchini.
A parte gli scherzi, devo dire che diversamente dalla preparazione per la maratona di Londra, l’allenamento è stato più continuo ed intenso, e molti acciacchi a livello muscolare, sembra per il momento che si siano diradati.
Ma veniamo finalmente alla descrizione ed alla partecipazione della kermesse in prima persona.
Avendo dichiarato all’atto dell’iscrizione come migliore prestazione quella di Londra con 3 ore 41 minuti e rotti, sono stato relegato nel gruppo del colore violetto, con i pacemaker o Levrier come li chiamano a Parigi, che sarebbero dovuti arrivare in 3 ore e 45 minuti.
La partenza dagli Champes Elysee è veramente suggestiva ed invitante, essendo la strada stessa in discesa verso Place della Concorde.
Peccato che per iniziare ad avere una piccola parvenza di andatura che si potesse dichiarare come corsa, si è dovuto percorrere dai 100 ai 200 metri quasi camminando dopo la linea di partenza.
Probabilmente gli organizzatori vogliono evitare inconvenienti agli atleti, in quanto il rischio di intrupparsi in qualche indumento lasciato a terra, bottigliette di varie tipologie, e mantelle di plastica fornite per l’occasione, possono in qualche modo aggrovigliarsi o far prendere qualche storta all’altezza delle scarpe.
A Parigi, la presenza di esibizionisti, vestiti nei modi più strampalati, si è ridotta in modo considerevole, forse complice la temperatura che si è rilevata molto più mite, facendo desistere questi sprovveduti.
Non sono mancati comunque, il podista vestito da pagliaccio, quello vestito da leopardo ed il tipo vestito con la tuta da mucca, con tanto di mammelle all’altezza dell’ombellico.
Credo che la scelta migliore sia stata quella del maratoneta, che ha deciso di vestirsi da Hawaiano, con tanto di gonnellino collana di fiori e corona d’alloro, ma a torso nudo.
La serietà nell’abbigliamento, è stata confermata anche dal fatto che al 10° Km , la presenza di atleti, risultava ancora veramente notevole, costringendoci, dopo il 2° rifornimento, quasi a doversi fermare per un restringimento della carreggiata.
La lunghezza dei tavoli per recuperare il bere, mi sono sembrati un po’ corti, il che obbligava quasi ad una sosta per il recupero, rompendo…. anche il proprio ritmo.
Bellissime le orchestrine che hanno allietato tutto il percorso, con musica classica, rock, jazz, tamburi, cornamuse, balletti e cancan stile Lido.
Inquietante è risultato il passaggio, all’altezza credo, del 24° Km, percorrendo un sottopassaggio lungo la Senna di circa 600/700 metri, poco illuminato, con dei ventilatori enormi per l’aspirazione dell’aria, e nonostante il loro funzionamento, con la massiccia presenza di tutti i maratoneti, l’odore non si poteva paragonare allo Chanel n°5 , ma più al Parfume d’Ascell n°1000/2000 persone.
Fortuna vuole che mentalmente, ero in fremente attesa di arrivare al Km 27 , punto di ritrovo con la mia consorte, che con la sua presenza ed il suo incitamento, mi avrebbe fornito nuova energia, per farmi arrivare fino al fondo senza affanni.
Anche in questa maratona, i problemi e le defezioni hanno cominciato ad apparire tra il 35° ed il 37° Km , con atleti fermi lungo il percorso, altri che iniziavano a camminare, anche in corrispondenza dei rifornimenti, mancava solo che si fermassero a fare due chiacchiere con gli addetti, altri ancora, piegati in due ai bordi della strada, che non davano l’impressione di stare a contare i fili d’erba che componeva il prato, ma più ad un tentativo di concimare lo stesso, ma vi risparmio i particolari.
Vero è , che ad un certo punto verso il 38 Km, ho trovato nuovamente l’Awaiano che procedeva per me ad una buona andatura, il quale si è trovato davanti al suo percorso, una podista che camminava, e con delicatezza, ha fatto sentire la sua presenza sulle spalle del poveretto,per fargli comprendere di camminare lateralmente al percorso, il quale per tutta risposta gli ha detto “ Mourir “.
Ora mi è rimasto il dubbio, se l’espressione fosse rivolta al tipo che lo aveva spostato, come suo augurio, oppure era la situazione in cui si stava trovando in quel momento, il povero tapino .
Fatto sta, che complice l’andatura dell’awaiano, che andava scemando, forse rimasto perplesso per l’espressione del poveretto, ho provveduto ad allontanarmi dallo stesso, per evitare di essere colpito io stesso da un possibile anatema.
E finalmente, si arriva all’ultimo Km, chissà perché, non riescono mai a creare un arrivo che sia dritto per parecchie centinaia di metri, dando la possibilità a chi incita al traguardo, di vedere in tutta la lunghezza un buon tratto del percorso cosi che, anche per noi atleti, ci sia la possibilità di renderci conto, di quanto visivamente manca al traguardo, evitandoci, di fare il tipico serpentone a forma di esse.
Fino al termine, sono andato alla ricerca del Levrier con i palloncini di colore blu, che mi avrebbe fornito il ritmo per concludere in 3 ore e 30, purtroppo, rispetto alla mia partenza, il tizio era arrivato già da almeno 5 minuti, e tanto ha potuto indicarmi, quanto tempo passa, da un gruppo di partenti ad un altro, anche se come sempre, non sono mancati gli atleti da me superati, che avevano dichiarato, con i pettorali in loro possesso, qualcuno credo anche falsamente,di concludere la gara in 3 ore o 3 ore e 15 minuti.
Comunque sia, arrivando al traguardo, come sempre, oltre alle foto, le medaglie, il bere il mangiare e l’incitamento, non manca mai quella sensazione di PELLE D’OCA , che si forma su tutto il corpo, per la felicità di essere riuscito in una nuova impresa personale.
@ldo

Maratonina dei Turchi a Ceriale 30-01-2011

1 febbraio 2011

Vorrei considerare la gita a Ceriale, come l’Apollo 13, un fallimento di grande successo.

Così è stato per noi, un fallimento in termini meteo, ma di grande successo prestazionale.

 Vi risparmio il tragitto di andata, tra neve, pioggia, vento e mezzi spargi sale.

 Nonostante le condizioni meteorologiche fossero infami, il destino ha voluto che, la scelta dell’Agriturismo, si rivelasse fortunata, sia per la disponibilità dei titolari , che per il confort delle stanze che sembravano nuove di pacca.

 Il mattino successivo, il tempo meteo si è presentato più clemente, eliminando la pioggia, ma mantenendo delle sventagliate di aria fredda che arrivavano dalle montagne circostanti.

 Dopo una abbondante colazione a base, anche di marmellate preparate dalla titolare, ci siamo appropinquati verso il percorso di gara.

 Prima della gara stessa, voglio soffermarmi sull’organizzazione della stessa.

 Qui, si è avuta conferma della crisi che attanaglia i vari comuni, anche quello di Ceriale, che si propone di organizzare un evento come quello in oggetto.

 Il luogo preposto per il ritiro del pacco gara e dove potersi nel contempo cambiare,  prima e dopo la manifestazione, era una scuola, che dall’aspetto non poteva che risultare in disuso.

 Come nei migliori fabbricati, che si possono trovare abbandonati, alla periferia delle città, anche in questo non è mancato nulla, con polvere, calcinacci e cartacce sparse dappertutto all’interno di quelle che dovevano essere delle aule.

 Al piano terra del fabbricato, per recarsi ai locali della premiazione, bisognava percorrere un tratto di corridoio, che per l’occasione o forse da tempo, si presentava ostruito all’incirca verso la metà, da un ammasso di suppellettili didattiche composte da sedie, banchi e lavagne, come se fossero state formate le barricate delle 5 Giornate di Milano.

Abbondante bisogna dire invece il ristoro a fine gara con The, biscotti, e panini con marmellate e nutella.

 Ma veniamo finalmente alla gara, dove tutti sono rimasti soddisfatti,  Tommaso, Luigi, Francesco e Giuliana, che sono stati premiati, tutti gli altri, perchè hanno migliorato le proprie prestazioni cronometriche, nonostante il vento freddo, si scagliasse su di noi, con un andamento tipo film  “Piccolo Diavolo”.

Bello il percorso quasi completamente pianeggiante, ben segnalato dai cartelli chilometrici, con la piacevole possibilità di incrociarsi spesso lungo i 7 Km da ripetersi 3 volte, che davano modo di caricarci ed incitarci a vicenda, tutte le volte che ci si vedeva.

 Piccolo neo sul percorso, la collocazione dei beveraggi, dove il primo dopo circa 1,5 Km era stato posizionato proprio nell’angolo di una curva, posta davanti alla predetta scuola, obbligandoci, ad arrivare perpendicolare al tavolo su cui erano posti i bicchieri, per effettuare una rapida virata di   90° verso sinistra per continuare il percorso.

 Per il secondo ristoro, posto verso il Km. 4,00 , gli organizzatori si sono superati,  posizionando il tavolo subito dietro il furgone utilizzato per il trasporto delle bibite, che poteva essere visto solo all’ultimo momento, a completamento, si deve precisare che questo, si trovava al limite estremo del percorso dove bisognava tornare indietro ruotando di 180° per ritornare al punto di partenza, effettuando una specie di toccata e fuga.

 Prima di completare il resoconto con alcuni atleti,  vorrei precisare che il Presidente,  ha voluto cimentarsi scrivendo in anticipo, il tempo finale, di ogni atleta che lui conosce,  ha calcolato i tempi,  con un margine di errore complessivo sui 15 partecipanti di 15 Minuti.

E’ riuscito a sbalordire tutti riuscendo a centrare i tempi di 11 atleti su 15 con un margine di errore tra i 5  e i 60 secondi.

 Quasi in conclusione, devo dire che un plauso particolare va come sempre a Giuliana, dove lei riesce a stravolgere quelli che sono i detti popolari, infatti, anziché applicare quello che recita “ chi non ha testa metta gambe”, nel suo caso è l’inverso, non avendo abbastanza preparazione nelle gambe, per i molteplici impegni lavorativi, riesce sempre a portare a termine la sua gara, andando avanti soprattutto di testa.

 Forse Marco, spinto da questa tenacia e dagli allenamenti eseguiti settimanalmente con il resto del gruppo, si è potuto migliorare sulla mezza, di ben 8 minuti, sconvolgendo la pianificazione del Presidente.

 E per concludere, il protagonista che non ti aspetti, a cui vanno tutti i nostri complimenti, il Professore Lorenzo.

Quello che si è fatto i muscoli partecipando alla mezza di Torino in 1 ora e 49 minuti, cercando di capire, cosa potesse spingere delle persone a correre con pantaloncini e maglietta per 21 Km, è riuscito a stupire tutti.

 Probabilmente grazie all’aiuto di complicati calcoli trigonometrici, che hanno preso in considerazione la forza del vento e la sua inclinazione, e forte dei suoi studi di laboratorio sulla meccanica quantistica, uno dei quali intitolato QUANTUM- dal diapason al principio di Indeterminazione di Heisenberg, che per la maggior parte di noi poveri mortali risulta essere arabo, è riuscito a completare la gara in 1 ora e 36 minuti, migliorandosi nell’arco di 5 mesi di ben 13 minuti.

 Il mio augurio finale, è che possa esserci lo stesso entusiasmo e almeno la stessa partecipazione verso metà maggio, per la Mezza di Rimini, il quale potrebbe permetterci di portare a casa più di un paio di prosciutti.

@ldo